Adelmo Barigazzi

Home
storie e leggende
itinerari
cartoline d'epoca
foto d'epoca
personaggi illustri
emigranti
servizi
notizie e annunci

Professore universitario, laureato in Lettere e profondo conoscitore della civiltà classica greca e latina, Adelmo Barigazzi è un uomo venuto dai monti, proprio dall’alto degli Appennini, essendo egli nato da Bartolomeo Barigazzi e Teresa Ponsi ai Casoni di S. Andrea Pelago il 19 maggio 1913. Uno dei tanti montanari tenaci che seguì la trafila di tutti quelli che volevano studiare e cioè, dalle medie, si fece sei anni di seminario a Fiumalbo e poi scese in città, a Modena, a proseguire gli studi.

Si laureò a Bologna con Goffredo Coppola, docente certo valido, ma, in tempi di dittatura, troppo impegnato e compromesso col Regime, sicché il giovane studioso fu obbligato (e questo è segno della sua personalità cristallina, del suo non voler scendere a compromessi) ad allontanarsi dall’ambiente universitario bolognese. Lo spostamento avvenne a sud, a Firenze, ove Adelmo Barigazzi si perfezionò con Giorgio Pasquali (del quale avrebbe poi ereditato la cattedra molti anni dopo) ed Ettore Bignore.

La sua carriera di insegnante, il nostro, l’iniziò nei licei e ben presto ebbe guai. Manifestare sentimenti non in linea col fascismo era, se non pericoloso, quantomeno controproducente professionalmente e il giovane professore ebbe qualche grana al liceo di Voghera, così nell’estate 1943 fu trasferito a Mantova; si noti, stazione di partenza per la Germania! Lui, Barigazzi, sceglie la Resistenza e sarà in valle Staffora e nell’Oltrepò pavese, mentre mai sarà al liceo di Mantova dov’era stato perfidamente destinato.

Solo a fine conflitto potè riannodare i fili della carriera scolastica e avvicinarsi all’Università. Fu Pasquali che lo sostenne nel concorso universitario del ‘50-’51 e lo fece con una onestà rara ieri e oggi. Barigazzi, già sottrattosi a compromessi in epoca bolognese e fascista, si era meritato la sua cattedra universitaria. Cattedra che a Pavia ebbe dal 1961 al 1968 e che coprì con impegno e competenza. Tanti grecisti testimoniano la sua conoscenza della lingua greca, la chiarezza del suo metodo di ricerca e di insegnamento. Nella piena maturità il Barigazzi, in procinto di passare da Pavia a Firenze per raccogliere l’eredità del suo mentore Pasquali, nel 1965 diede alle stampe un volume su Menandro (questo studio sul commediografo ateniese vissuto circa dal 343 al 292 a.C. gli diede larga fama).

Anche il secondo ciclo universitario, gli anni dal 1968 al 1983 all’Università di Firenze, sarebbero stati fecondi, una costante crescita nello studio e nella conseguente produzione. Così sarà per il professore di S. Andrea Pelago che avrebbe, nel suo sterminato campo di studio, seguito altri tre filoni. Quello sulla tradizione epicurea, quello per illustrare Plutarco e un altro su Galeno. E proprio al termine della sua esperienza pavese, il nostro docente si recò a Parigi (1968) a un Congresso su Epicuro nel quale, mettendo a frutto i suoi interessi per la filosofia antica, presentò una circostanziata ricerca sul filosofo di Samo, traendo conclusioni complessive sullo scetticismo antico.E qui vien fuori, nell’ultima parte della vicenda umana e di studioso del docente originario dei Casoni di S. Andrea Pelago, l’afflato etico, la sua visione positiva e chiara del mondo. Ne diciamo partendo da una nuova impresa da lui coscientemente affrontata,  cioè la fondazione di una prestigiosa rivista di studi classici, Prometheus, nata a Firenze nel 1975 e da lui diretta per circa diciotto anni fino alla morte. Fu in occasione del bimillenario della morte di Virgilio (19 a.C.) che il prof Barigazzi iniziò, infine, a interessarsi fortemente del poeta dell’Eneide, sì da pubblicare nel 1983 Virgilio e il mistero (Accademia Frignanese ‘Lo Scoltenna’, Rassegna Frignanese).Fin qui lo studioso, il cattedratico.

Ma Adelmo Barigazzi è stato un uomo che, pur lasciando presto i luoghi natii e percorrendo le strade del mondo e del sapere, mai tagliò il cordone ombelicale che lo aveva generato, sicché, appena gli fu possibile, del Frignano fece non solo il centro del cuore, ma del suo mondo materiale. E se importante è il docente degli studi greco-latini, non meno lo è quello dello studioso locale che si piega a investigare il mondo dei suoi avi, le vicende della sua terra d’origine.

Ed eccolo, in pieno fervore accademico, andare nel 1964 a Mogersdorf per le celebrazioni del 3° centenario della battaglia del St. Gotthard (1 agosto 1664) e cioè alla celebrazione del più importante figlio del Frignano, il generale Raimondo Montecuccoli. Ed eccolo ancora dedicare articoli ad altri illustri frignanesi quali Ferruccio Pedrazzoli, Adriano Gimorri, Odoardo Corsini, Pietro Lenzini, fino a ricordare un figlio acquisito del territorio frignanese e cioè il poeta ligure Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, stimato da D’Annunzio e Montale.

Ai suoi costanti ritorni estivi in località Casoni, nella casa dov’era nato, sempre aperta a studiosi e amici, seguì, quando il destino volle, il ritorno estremo lassù, quando la morte lo colse il 29 Aprile 1993, a ottant’anni.

 

 

 

Ultimo aggiornamento:

 13-07-07

 

Home | storie e leggende | itinerari | cartoline d'epoca | foto d'epoca | personaggi illustri | emigranti | servizi | notizie e annunci