Ceccardo e S. Andrea Pelago

I molti anni trascorsi dal Ceccardo a S. Andrea sono pieni di anonima quotidianità e di gesti clamorosi. Pochi ricordano le sue serate all'osteria degli Stefanini (poi Pensione e ristorante Ceccardo, appunto) passate a giocare a scopone e a bere lambrusco (spesso in misura tale da dover essere riaccompagnato a casa). Molti ricordano, invece, la popolana rivolta da lui fomentata e guidata a difesa della Fontana del Baronio che un possidente del posto, il dott. Cleomene Giovanetti, voleva spostare di qualche metro per rendere più agevole l'ingresso alla sua casa. Ceccardo si attaccò alle corde delle campane della Torre civica suonandole a stormo e  arringò la gente accorsa affinché fermasse il "sopruso". La Fontana rimase al suo posto e Ceccardo dettò un epigrafe stampata in una cartolina commemorativa con la foto del gruppo dei rivoltosi. " Perché si ricordi / che addì IX settembre MCMXII / il popolo della terra di S. Andrea / ai rintocchi delle campane / che dalla Torre dell'antico Comune / lo chiamavano / la Fontana del Baronio / rivendicati i calpestati diritti / con libera opera / ricostruiva ". Gli andò invece male quando rimosse una siepe che un altro possidente del posto, Giacomo Grandi, aveva impiantato per impedire che la gente attraversasse un suo campo come scorciatoia per raggiungere la strada statale. Il giudice gli dette torto.

Ceccardo Roccatagliata Ceccardi

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Ceccardo Roccatagliata nasce a Genova in via Caffaro il giorno della Befana del 1871, da Lazzaro e da Giovanna Battistina Ceccardi. Ancora bambino si trasferisce a Ortonovo (SP), paese d'origine della madre, dopo la separazione di questa dal marito. Nel 1892 si diploma al Liceo "Andrea Doria" di Genova, e si iscrive alla facoltà di giurisprudenza, corso di notariato, che abbandonerà ben presto. Frequenta l'ambiente letterario e artistico genovese del circolo "Boheme" di vico Paglia. Collabora a giornali e riviste sia a Genova che a Carrara. Simpatizza con gli ambienti anarchici che sostiene dopo i moti carraresi del 1894. Pubblica "Dai paesi dell'anarchia", subito sequestrato. La prima raccolta poetica , "II libro dei frammenti", esce nel 1895. Vive tra Genova e Carrara, dove si ferma tra il 1896 e il 1897 per occuparsi della direzione del periodico "Lo svegliarono". E' di quel periodo la relazione con Gemma Catalani.

Si stabilisce poi a Genova, dove conosce Francesca Giovannetti, che sposa nel 1901. Il matrimonio è celebrato da Don Gimorri nell'Oratorio dei Casoni di S. Andrea. L’anno successivo, il 1902, nasce il figlio Tristano. Spinto da necessità, dal 1903 risiede, più o meno stabilmente, a S. Andrea Pelago, nella casa della moglie, in via di Fortezza. Tra il 1903 e il 1905 scrive diverse raccolte di versi, una delle quali si intitola "Apua Mater"; diventa un esaltatore dello spirito nazionalistico, vive senza il becco di un quattrino malgrado una virgola di notorietà che si è guadagnato, si separa dalla moglie (con la quale poi si riconcilierà), fonda un quotidiano a Firenze ("Il popolo") che chiude dopo un mese e mezzo per tornare a vagare, senza pace. Per farlo vivere, gli assegnano dei "compiti ufficiali", come scrivere e pronunciare un pubblico saluto di benvenuto a Gabriele d’Annunzio ospite a Portofino, oppure tradurre dal latino gli Annali del Caffaro, un cronista ligure del XII secolo; ma tale incarico gli verrà revocato per il suo impegno incostante. Fonda nel 1905 la "Repubblica di Apua", cenacolo che riunisce tra Carrara e Pisa, personaggi dell'ambiente culturale, tra cui Viani, Ungaretti, Pea. Vive in ristrettezze alternando lavori occasionali di collaborazione a giornali o riviste ad iniziative proprie, prive di risultati concreti. La principale attività letteraria e poetica di questo decennio esce a cura del Comitato Ligure Apuano nel 1910 con il titolo di "Sonetti e Poemi" che non incontra il favore del pubblico. Nel 1914 si ammala e si infuria per una sottoscrizione nazionale aperta dai suoi amici che aveva fruttato solo 1.500 lire. Sta per scoppiare la guerra, e il poeta è "interventista": incontra anche il socialista Benito Mussolini. Nel 1916, al "Carlo Felice" di Genova, va in scena il suo "Don Chisciotte": l’ultimo suo fiasco totale.

Nel 1918 muore la moglie. L’anno successivo, il 3 agosto 1919, anche Ceccardo muore, a soli 48 anni, in estrema povertà, nell'Ospedale di Pammatone a Genova. Il figlio Tristano, allora diciassettenne, non gli sopravviverà più di tanto e morirà ancor più giovane, a trentanni, nel 1932.

Fu poeta inizialmente di ispirazione carducciana; le esperienze pascoliana e dannunziana e una vena naturalistica lo inserirono poi nel filone del decadentismo europeo. Tra le sue opere, oltre al fondamentale "Il libro dei frammenti" (1895) e al già ricordato "Sonetti e poemi" (1910), citiamo, alla rinfusa, "In morte di due bimbi innamorati" (1901), "Nel primo compleanno del mio bimbo" (1903), "Il viandante" (1904), "Apua mater" (1905), "Per un brindisi di Guglielmo imperatore" (1915).L’opera di Ceccardo è riunita in "Sillabe e ombre" (postumo, nel 1925, a cura di P.A. Baratono), "Antologia ceccardiana" (1938) e "Tutte le poesie" (1982 a cura di Bruno Cicchetti ed Eligio Imarisio).

La vita, la figura e l’opera di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, i suoi influssi sulle generazioni successive di poeti italiani (Montale, per tutti, che lo definì "padre dei cantori della terra ligure), i suoi rapporti con i poeti maledetti di Francia (Verlaine, Rimbaud), sono oggetto di studi approfonditi e ponderosi a cui, se volete, potete riferirvi.

Nella voluta "leggerezza" di questo sito, vogliamo offrirvi invece, due piccole curiosità.

La prima è una lettera autografa di Ceccardo, datata S. Andrea Pelago, 2 novembre 1910, di cui vi riporto la parte di testo leggibile, che ha come curioso argomento il gioco del lotto.

 

"Carissimo Antonio, spero che avrai ricevuto la mia raccomandata e che starai provvedendo. La settimana scorsa mi ero rivolto agli studi astronomici anzi   astrologici ed è avvenuto che uscì dall'urna [ ... ] del regio lotto un 2 - 4 - 6 da me indovinato ma non giuocato. Ora ci avrei tre numeri che ti pregherei di giuocar tu costì perché più non faccio in tempo. Per tutte le ruote, s'intende, e non più di tre lire, due per il terno, e uno per l'ambo, che se [ ... ] almeno a [ ... ] quelle [ ... ] per altre due volte. Ti prego, (giacché so che tu [ ... ] ti fidi qualche volta di me,) di non ripor troppa fiducia nel mio volo astrologico. Puoi giucar tu pure ma non [ ... ] perché in fondo dovrei aver vinto la settimana scorsa... I numero sono. 10 - 47 - 50 (tutte le ruote lire 2 terno; lire 1 ambo. T'abbraccio. Tutto tuo fraternamente [ ... ] Ceccardi. P.S. Gradirò un tuo rigo. Hai letto nelle Cronache d'Arte l'articolo di Alberico Fiori. Perché non [ ... ] mai? Perché dimenticarmi così? Ti ho forse offeso in qualche modo? - Non lo credo. Ti sarò per molto grato se parlerai a [ ... ] dell'edizione e delle mie povere cose. [ ... ]! [ ... ] Adolfo e a Virginio. Salutami la signora [..."].

 

 

La seconda è una poesia-epigrafe di Ceccardo, riportata sulla lapide della maestrina Assuntina Dini, sepolta nel cimitero di Marcognano, a Carrara, poesia poi inserita in "Sillabe e ombre"

 Una quieta fanciulla io era: e uno stormo di bimbi  /  moderavo tra i primi studi e l’ansia di giuochi.

 E nell’età crescendo che alle fanciulle offre un serto  /  di rose io mi rinvenni tra i cipressi di Eliso.

 Colà rivivo serena; e chiamo: e ancor garruli bimbi  /  a me corron che senza un bacio vagan tra l’Ombre

 

per chi vuole approfondire :

U. Clades, Roccatagliata Ceccardi, ed. Sansoni, Firenze 1969, con bibliografia completa delle opere e della critica ceccardiana

T. Rosina, Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, ed. Degli Orfini, Genova 1937 e Antologia Ceccardiana, ed. Degli Orfini, Genova 1937

L. Viani, Ceccardo, ed. Alpes, Milano 1922

 

Motivo d'amore

Mattin, col sole ridi

e gridi co gli uccelli;

ma più che il sole e i nidi

ride e grida il mio cuore,

ride e grida l'amore,

e il mio dolce desio

sfiorandole i capelli

sorpassa in mormorio

i nidi e gli arboscelli

il poeta, la moglie Francesca e il figlio Tristano

" Concertando Ceccardo Cercando ... "

(per foto e file audio clicca quì) 

 

e, per finire, una cartolina di S. Andrea Pelago, spedita dal poeta il 22 agosto 1913, che ci è stata fatta avere dal pronipote e omonimo del destinatario, appassionato collezionista di ... fazzoletti di carta di cui potete visitare il curiosissimo sito www.silviofioravanti.it

 

 

 

Ultimo aggiornamento:

 04-08-07

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