Ferruccio Minghelli

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Personalità straordinaria per ricchezza umana, professionale e culturale, Ferruccio Minghelli è un figlio-padre dei nostri monti. Figlio per nascita e famiglia, padre per sapienza, operosità e dedizione a questa terra severa.

Quando viene al mondo, nel 1928, quelle che saranno le “sue montagne” disperdono ormai da anni in tutto il mondo i loro figli in una emigrazione incessante e dolorosa. Rimanere e crescere, in tutti i sensi, non è cosa usuale. Ferruccio resta e cresce fino a laurearsi con il massimo dei voti in Scienze Agrarie all’Università di Bologna e in Scienze Forestali all’Università di Firenze. La sua fame di conoscenza arriva a fargli collezionare una serie di specializzazioni in campo fitoiatrico, in patologia vegetale, in ecologia applicata e silvicoltura presso le Università di Firenze, Bologna e Padova.

Entra giovanissimo nel Corpo Forestale dello Stato e ne percorre la carriera direttiva e dirigenziale fino ai massimi livelli. E’, per lunghi anni, Comandante Generale del Corpo Forestale di Modena, Direttore dell’Ufficio del Genio Civile di Modena, Incaricato all’Università di Padova per l’aggiornamento dei forestali in Selvicoltura ed Ecosistemi forestali. Frutto delle sue esperienze e dei suoi studi sono le numerosissime relazioni tenute nei convegni e le oltre 80 pubblicazioni in campo ecologico-naturalistico, nel settore della patologia vegetale e delle indagini paleologiche; impotanti sono anche le pubblicazioni di idraulica montana, idrogeologiche e di sistemazioni  montane.

Figlio-Padre si diceva, e non a caso. Profondo conoscitore della storia, della cultura, delle tradizioni del territorio e dei problemi relativi alla nostra gente, dedica la sua vita alla tutela, alla valorizzazione dell’ambiente naturale, in particolare di questi monti che tanto amava, lottando contro ogni azione o evento che potesse comprometterlo o degradarlo. È tra i primi ad interessarsi dei prodotti del bosco e del sottobosco, a studiarne gli aspetti agronomici ed economici e a convincere, con articoli e conferenze, che essi potevano costituire una buona fonte di reddito per la popolazione montana. Avvia sin dagli anni Cinquanta, il recupero delle catene alimentari negli ecosistemi forestali, reintroducendo nell’Appennino modenese specie di animali estinte. L’impegno sociale e, forse, il ricordo di quell’emigrazione incessante e dolorosa che aveva accompagnato la sua fanciullezza, lo spingono a contrastare, con significativi risultati, l’ulteriore spopolamento della montagna attraverso la creazione di cooperative forestali e la trasformazione incentivata della forestazione privata.

La sua autorevolezza professionale e scientifica lo porta a collezionare una serie impressionante di “cariche e incarichi”. Il dott. Ferruccio Minghelli, Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, è anche Commisssario Straordinario del Consorzio di Bonifica e Irrigazione dei Bacini Tidone e Trabbia (Piacenza), siede nel direttivo del Consorzio Interprovinciale della Bonifica di Burana – Leo - Scotenna, è Revisore dei conti dell’Accademia Nazionale di Agricoltura, socio dell’Accademia di Scienze, Lettere e Arti di Modena, dell’Accademia dei Naturalisti e Matematici di Modena, della Deputazione di Storia Patria per le Antiche Province Modenesi, della Società Botanica Italiana, della Società Nazionale di fitosociologia, di quella dei Georgofili nonché Socio effettivo del Lions di Pavullo e del Frignano dal 1964, consigliere, revisore dei conti, presidente, delegato di zona, fondatore del Lions di Montese ed Appennino est, destinatario dei più ambiti riconoscimenti lionistici (Melwin Jones ellow e Extension Award).

Ma non è un collezionista di medaglie e medagliette. Per Ferruccio sono tutte occasioni, strumenti, contesti in cui operare per coinvolgere, per trasmettere e condividere un continuo e coerente impegno sociale. Ed è sempre l’impegno sociale, il voler forse vivere la vita degli altri più che la propria, che guida Ferruccio Minghelli anche nei suoi lunghi anni di presidenza dell’Accademia Scientifica, Letteraria, Artistica del Frignano “Lo Scoltenna”. Anni di intensa, dinamica attività alla guida di questa Istituzione che egli considera custode del patrimonio culturale del territorio, ma che vuole anche aperta alle problematiche del presente e del futuro, con una didattica non autoreferenziale ma propositiva e vicina alla domanda di conoscenza della gente che nel territorio vive e lavora. Ne sono testimoni i suoi numerosi articoli sia nel campo puramente naturalistico che in quello storico e umanistico, pubblicati negli Atti dell’Accademia, che, pur rigorosi nella loro componente scientifica e culturale, mantengono comunque la facilità di accesso e di comprensione di chi vuole “condividere” e non “mostrare” la propria conoscenza.

Sintesi della sua filosofia di conoscenza condivisa è il  Museo Naturalistico del Frignano, ora a lui intitolato e posto nel Castello di Montecuccolo (Pavullo) di cui Ferruccio Minghelli è stato ideatore e creatore.

Un sogno, quello di un museo naturalistico che raccogliesse le testimonianze più significative della nostra terra frignanese, da sempre perseguito e trasformato in splendida realtà con un lavoro paziente ed appassionato di anni, con continue e testarde ricerche per ritrovare, riunire, arricchire le raccolte e gli esemplari, con una sollecitazione quasi asfissiante di collaborazione rivolta a Università, esperti, associazioni.

Non una “mostra”, non una fredda serie di bacheche e didascalie ma qualcosa che potesse introdurre i visitatori al mistero degli affascinanti fenomeni della natura, che consentisse loro di entrare in contatto sensoriale e sentimentale con la realtà naturalistica della nostra terra e con la sua millenaria civiltà. Qualcosa che potesse appassionare e coinvolgere soprattutto i ragazzi, i potenziali “custodi” o “distruttori” del domani.

Si custodisce ciò che si conosce e si ama, e, per converso, si distrugge, o si lascia morire anche per semplice indifferenza, ciò che culturalmente e sentimentalmente non ci appartiene. Ecco allora il suo impegno, fino a fare personalmente da guida, affinché il museo fosse visitato, soprattutto dai giovani e si potesse ripetere lo spettacolo descritto in una poesia da un insegnante che aveva portato la sua classe al museo

Occhi di ragazzi / stupiti / empiono / le sale mute…

tenere dita / sfiorano / i secoli / fermi / nelle dure rocce.

Passa nell’aria / immota / un’eterna / fragranza / di vita.

Ieri e domani / si tengono / per mano.

Il piccolo cimitero della sua amatissima S. Andrea lo accoglie nel suo ultimo viaggio da Modena, dove muore il 24 gennaio 1995. Il suo testamento spirituale è scolpito su un sasso del Lago Santo, vicino alla Cappella degli Alpini.

 

 

 

Ultimo aggiornamento:

 13-07-07

 

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