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In giro per S. Andrea Pelago Per vedere tutto ... o quasi di S. Andrea, partite, ovviamente a piedi, dallo slargo in cima alla salita di S. Rocco (dove potete lasciare la macchina) e avviatevi per Via di Fortezza. La casa con la scala esterna che troverete sulla sinistra dopo pochi passi, è la "Comunità", oggi abitazione privata ma da sempre adibita a usi pubblici, per ultimo a scuola elementare. L'edificio, per le tecniche di costruzione ben visibili nella parte posteriore, è sicuramente di impronta medioevale così come la grande Torre Civica che la sovrasta. La Torre, emblema di S. Andrea, pur imbastardita dai rifacimenti ottocenteschi (il deturpante orologio e la cella campanaria), costituisce il visibile retaggio, insieme alla Comunità, di ciò che doveva essere un sistema fortificato di difesa dell'abitato, da cui il toponimo di "Fortezza" da sempre attribuito al luogo. Proseguendo per l'omonima via, a metà della discesa a gradoni, ancora sulla sinistra, c'è la casa di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, gloria genovese e marito di una Giovanetti del posto. Finita la discesa a gradoni e attraversata la strada asfaltata, scendete per la via della Chiesa. E' questo un tratto della vecchia via che, partendo da Pievepelago, raggiungeva S. Andrea e Casoni. La Chiesa parrocchiale, più volte ristrutturata, conserva un bellissimo soffitto ligneo e un altrettanto notevole tabernacolo ligneo. Il pavimento e le colonne in pietra serena, pur usuali in queste zone, ci riportano ai tempi in cui con mazzuolo e scalpello e tanta, tanta fatica e mestiere, si riusciva a domare il sasso di questi monti per costruire e adornare. Risaliamo verso l'abitato e, rincontrato l'asfalto, giriamo a sinistra per via del Pradorio. Niente di particolare se non per l'ultimo tratto che conserva ancora la vecchia pavimentazione. Prima dei gradoni imbocchiamo lo stretto vicolo a sinistra che porta alla piazza di S. Andrea. Addossata al muro di cinta di casa Giovanetti c'è la Fontana del Baronio, o fontana di sotto, costruita con grossi lastroni di sasso, a cui è legato un episodio di "rivolta popolare" guidata, giustappunto, da Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, contro l'allora proprietario di casa Giovanetti che ne pretendeva lo spostamento. La fontana è ancora lì. Salendo per la strada asfaltata, si incontra, sulla sinistra, l'Oratorio di S. Rocco, il cui primo impianto risale alla peste del 1630. Una devozione che non poteva mancare visto che a questo Santo della peste sono dedicate, solo in Italia, oltre tremila tra chiese, oratori e luoghi di culto. Sulla stradina dell'Oratorio, in fondo a sinistra, in un piccolo fondo privato, c'è il "Pero del Nesti", certificato dalla Facoltà di Agraria dell'Università di Modena come il Pero più vecchio d'Italia (700 anni), 14 metri di altezza, 3 di circonferenza, protetto come albero monumentale da apposito decreto regionale del 1994. Ritornate sulla strada asfaltata e proseguite a salire fino allo slargo dove avete lasciato la macchina. Prima di andarvene, vale la pena di arrivare all'altra fontana in sasso, la fontana di sopra, sulla vecchia strada per i Casoni, con annesso lavatoio, se non altro per una bevuta ristoratrice. Dimenticavo ! Se chiedete indicazioni e vi sentite rispondere "in fondo alla terra", "in cima alla terra", non vi spaventate ... per la gente di S. Andrea, il paese è la Terra, niente di più, niente di meno ! |
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itinerari S. Andrea Pelago in immagini fototour estate fototour inverno
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I dintorni Tra le settecentesche via Vandelli e via Giardini, che costituiscono, rispettivamente, il limite a monte e a valle degli insediamenti nel territorio di S. Andrea, molti sono i piccoli agglomerati di case ancor oggi abitate, talune stabilmente e altre come rifugio estivo di quanti, sparsi in Italia o nel mondo, amano qui ritrovare le loro radici o semplicemente serenità e stili di vita di un tempo. L'elenco è lungo e tante le cose da vedere. Ci limitiamo a suggerirne qualcuno, come la Fabbrica, posta proprio sulla via Vandelli, Casa Guerri, da cui si gode un vastissimo panorama, i Casoni, il più importante dei piccoli borghi dei dintorni che merita una passeggiata per la deliziosa piazzetta (dove si affacciano l'Oratorio e le case più antiche) e per la fonte freschissima (il "cannone") e, infine, il Mulino, un angolo delizioso fra il verde degli alberi e lo scroscio delle acque del fosso che lo alimentava. |
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La Via Vandelli La grande via ducale era stata voluta dagli Estensi per congiungere il ducato di Modena al ducato di Massa Carrara, passato sotto il dominio degli Estensi con il matrimonio tra Maria Teresa, figlia primogenita ed erede del duca di Massa, Alderamo Cibo, ed Ercole Rinaldo, figlio del duca estense Francesco III. La via, cominciata nel 1738, fu completata nel 1752, su progetto e sotto la direzione del matematico Domenico Vandelli da cui prese il nome. Il Vandelli scelse un tracciato in alta quota, il più breve per raggiungere il Passo delle Radici e la Garfagnana e anche il più economico perché limitava al massimo la necessità di ponti, scavi e muri di sostegno. Un capolavoro di ingegneria stradale per quei tempi che però andò pian piano in disuso per la sua scarsa funzionalità nel periodo invernale. La strada era servita da dieci osterie per l'alloggio e il ristoro dei viaggiatori e per il cambio dei cavalli. Nel territorio di S. Andrea c'è ancora l'allora "Osteria Nuova", oggi la "Fabbrica", che risale al 1750. Il duca Francesco III si compiacque della "nuova osteria di S. Andrea Pelago per essere grande, ben disposta e meglio eseguita". Lo splendido abbeveratoio alimentato da una sorgente, reca incisa la data del 1752, ma in una delle stanze della fabbrica si legge la data del 1666, segno che qualcosa preesisteva alla costruzione della Via Vandelli. Quel che resta oggi di questa via, nel suo originale tracciato e nelle sue originali caratteristiche costruttive, è un bellissimo tratto dal Passo di Cento Croci al Sasso Tignoso. Una passeggiata indimenticabile per i panorami che si aprono allo sguardo e per i boschi che la serrano, da percorrere anche d'inverno come naturale pista di sci di fondo. |
Case e ville Una nota a parte meritano talune grandi case e ville padronali di S. Andrea, non tanto per i loro pregi architettonici, pur presenti in talune di esse, quanto per le storie ad esse collegate e per il rilievo dei loro proprietari nella vita sociale ed economica di S. Andrea e del suo territorio. Scendendo la via vecchia tra Pian Grande e S. Andrea, incontriamo, sulla destra, circondata da un bel parco, Villa Caselli, oggi ospitale bed & breakfast con l'insegna di Villa Lavarino. La villa deve il suo nome ad Alfonso Caselli, industriale di liquori di Modena, ma deve la sua fama, specialmente tra la gente del posto, al primo proprietario, il sig. Giovanni Castellari, uomo d'affari di Mirandola e Direttore del "Credito Provinciale Modenese". Nel momento di maggior fortuna del Nostro, la villa, allora Villa Castellari, era teatro di feste e ... festini. Poi la banca fallì, trascinando nella sua ingloriosa fine i sudatissimi risparmi di molta gente del luogo. Qualcuno ricorda ancora un paio di versi di A. Gimorri su quel fatale 1924 "Tolse qualcun l'altr'anno ogni risorsa / Dumin la vita, Castellar la borsa " (il Dumini era a capo degli squadristi che uccisero Matteotti). Quasi dirimpetto, sull'altro lato della via, c'è Villa Dori, costruita nel 1929 dagli sposi Angela Dori e Giacomo Crovetti, rampolli di due dinastie particolarmente legate, nelle loro fortune imprenditoriali e anche nell'impegno pubblico, alla Sardegna. Giacomo Crovetti fu anche Podestà (si chiamavano così i Sindaci nel periodo fascista) di Sassari dal 1938 al 1943. |
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Ultimo aggiornamento: 16-07-07 |
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