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Il Frignano
Il toponimo “Frignano” è fatto risalire agli antichi abitanti della zona, i Liguri Friniati, una popolazione di origine celtica che occupava inizialmente un territorio molto più ampio e che furono progressivamente ristretti fra le montagne modenesi sulla spinta, dalla Pianura Padana, di Etruschi e Galli Boi. E' a questa antica origine celtica che alcuni studiosi fanno risalire taluni toponimi e tratti dialettali nonché le particolari metodologie costruttive di fabbricati rurali identificate, appunto, come "capanne celtiche". La capanna celtica si caratterizza per la forte pendenza delle due acque, originariamente coperte in paglia, e per lo slancio delle due pareti di penna, più alte della copertura e formate a gradoni protetti da lastroni. Le capanne celtiche sono sempre costruite a ridosso di uno sbalzo di terreno in modo da consentirne un uso agevole dei due piani (terra e sottotetto) come stalla e fienile. Alcune capanne sono anche dotate di un portico aggiuntivo per il ricovero di attrezzi. Nel territorio di S. Andrea Pelago sono presenti molti manufatti di questo tipo, taluni sufficientemente conservati e molti, purtroppo, in rovina. Ne elenchiamo alcuni : Casa Stefanini ai Casoni, le capanne della Pianella a Casa Quattro e, poco sopra, del Borracchione, quella maestosa dei Roncacci, il casolare di Casa Casella. Col procedere della conquista romana intorno al II secolo a.C. alla cui occupazione i Friniati si opposero tenacemente, vi fu una progressiva penetrazione di coloni di origine romana nei villaggi, che portò ad una profonda e lenta trasformazione agricolo-sociale ed un periodo di relativa pace. I Romani diedero al territorio una sua autonomia amministrativa e giurisdizionale tanto da costituire una praefectura della colonia di Mutina (Modena). Col passare degli anni ed il succedersi delle invasioni barbariche, il Frignano iniziò ad organizzarsi come parte integrante di un sistema difensivo costituito da rocche e castelli. La conquista longobarda segna l’inizio della storia documentata del Frignano, con il Diploma di Astolfo (anno 753): questo atto consisteva nella donazione da parte del re longobardo Astolfo dell’attuale castello di Sestola e territori adiacenti a favore dell’Abbazia di Nonantola. Fu però solo alcuni secoli dopo, intorno al 1300, che il Frignano divenne una vera e propria provincia autonoma, sotto il dominio degli Estensi, per diventare, per ultimo, nel Regno d'Italia, Circondario e Sottoprefettura (1859-1926). Il capoluogo fu prima Sestola, dove dal XV secolo si riuniva il Consiglio provinciale e risiedeva il governatore estense, poi, dal 1832, Pavullo, dove si era stabilito il delegato governativo estense, e dopo, il viceprefetto dell’Italia unificata. La stabilità raggiunta durante i secoli di governo estense favorì lo sfruttamento metodico delle risorse naturali presenti sul territorio: l’energia fornita dai numerosi corsi d’acqua veniva utilizzata per muovere le macine dei mulini, mentre la presenza di metati nelle vicinanze lasciava intendere che il prodotto principale che ne derivava era la farina di castagne, che rivestiva una funzione basilare nell’alimentazione delle popolazioni locali. Importanti testimonianze storiche dei secoli passati sono costituite dai tracciati delle antiche vie di comunicazione che attraversavano il territorio, quali la Via Vandelli (il cui tratto meglio conservato è posto a monte dell'abitato di S. Andrea Pelago), la Via Bibulca, la Via Romea, la Strada del Duca; queste strade, che si presentano a tratti ancora in buono stato di conservazione, mettevano in comunicazione l’Emilia con la Toscana, valicando il crinale appenninico. |
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Storie e leggende |
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I luoghi del Frignano Un inventario dei luoghi del Frignano e, insieme, un'efficace descrizione dei loro abitanti di un tempo, è quello operata da Alessandro Tassoni (1565 - 1635) nella sua opera più famosa "La secchia rapita". Ne riportiamo il testo, con l'avviso che il Poeta fu certamente condizionato dalla rima nel descrivere S. Andrea come padre della neve. Il paese, per la sua felice esposizione a sud - est, è infatti tra i primi a liberarsi dell'abbraccio, talvolta opprimente, di sorella neve. Da “La secchia rapita” (canto terzo) Panfilo
Sassi e Niccolò Adelardi / co' Frignanesi lor seguiro appresso,
Eran mille
fra tutti. E dopo loro / venía una gente indomita e silvestra;
Fiumalbo e
Bucasol terre del vento, / Magrignan, Montecreto e
Cestellino;
Tutti a piedi venían con gli stivali,
/ armati di balestre a martinelle
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La peste manzoniana La peste del 1630, descritta dal Manzoni nei Promessi Sposi, colpì anche S. Andrea Pelago. La Peste si manifestò nella metà dell'anno successivo, portata dai pastori che ritornavano dalla pianura. Dal 16 maggio al 29 dicembre 1631 si contarono a S. Andrea ben quindici vittime. Ne ricordiamo i nomi, come piccolo, oscuro contributo alla sinistra fama di quel flagello che decimò mezza Europa. Antonio Maroni con la moglie Margherita e i figli Maria e Domenico. Pellegrina Maroni e la figlioletta Maria. Sante Andrea, detto il Pinaino, con i figli Lina, Domenica, Antonia e Stefano. Maria Bondi con i figli Domenico, Americo e Domenica. Conflitti ... internazionali
Fino all'apertura della Via Vandelli, (intorno al 1750), il valico dell'Appennino tra Emilia e Toscana era affidato a impervie mulattiere. Ciò non impediva scorrerie di armati, quando i valichi erano percorribili. Ne ricordiamo una, tra le tanti che videro protagonisti gli abitanti di S. Andrea. Nella seconda guerra combattuta tra Modena e Lucca per il possesso della Garfagnana, il comune di S. Andrea Pelago ebbe alcuni suoi uomini uccisi in conflitto dai lucchesi, nell'estate del 1613. In una breve nota redatta dall'allora parroco Don Francesco Lenzotti nel libro dei defunti si legge, testualmente "Adì 23 di Luglio 1613: morse Protasio Benassi, morse Bastiano Donini, morse Bartolomeo di Pietro di Giacomo, morse Geminiano Donini, morse Marco Antonio Bonassi. Tutti morti alla Tagliole, tagliati a pezzi dalli lucchesi, essendo detti lucchesi venuti ad abbruciare le dette Tagliole in occasione della guerra". Per inciso, la guerra ebbe termine nel settembre dello stesso anno, 1613, per intervento dell'Imperatore di Spagna ... o, forse, per la fine dell'estate ! Piccole storie di emigranti C'è il mestiere e la fatica di gente di S. Andrea Pelago anche nella mitica Ferrovia Transiberiana. Vi lavorarono, per lungo tempo, nei primissimi anni del novecento Emilio Santi e Attilio Boilini. Il Santi contrasse un debito sulla parola per le spese del viaggio che onorò al suo rientro all'ignaro figlio del suo finanziatore nel frattempo deceduto. Qualcuno lo ricorda ancora come campanaro-sacrestano della Chiesa di S. Andrea. Nei suoi racconti c'era la costante citazione del terribile inverno siberiano durante il quale si lavorava, per non perdere tempo e stare un po' riparati, alla costruzione ... delle gallerie ! Lui aveva passato qualche inverno nella grande galleria vicino al lago Baikal. I soldi non erano tanti ma i costruttori pagavano a "lune" e cioè ogni 28 giorni, cosicché di paghe ce n'erano tredici in un anno invece di dodici ! Quanto a Attilio Boilini, si sa che arrivò fino in Cina, a Shangai ! Rientrato a S. Andrea Pelago, si sposò con Erminia Cabonargi e, non avendo figli, adottò il piccolo Luigi, i cui genitori, Alberto Marchetti e Alfonsina Burchi erano improvvisamente morti per l'epidemia "spagnola" (27 e 30 ottobre 1918). Il piccolo Luigi altro non era che quel Mons. Gino Boilini che tutti in paese ricordano, autore del libro "Sant'Andreapelago - ambiente - storia - arte", editrice TEIC Modena, 1980, dal quale è stato tratto parte del materiale di questo sito. Viaggi avventurosi Valicare l'Appennino non era mai stato agevole e anche con l'apertura della celebratissima (allora) Via Vandelli, le cose non cambiarono di molto, specialmente in inverno.Basta ricordare il Marchese Capponi che, partito da Firenze per Modena, arrivò in carrozza a S. Pellegrino il 10 febbraio 1752 ma per la neve abbondante dovette proseguire in groppa ad un cavallo. Peggio capitò al Generale Conte d'Esneval che, incamminatosi per la Vandelli il 19 gennaio 1753 e nonostante fosse accompagnato da un gruppo di spalatori, impiegò ben 38 giorni da Modena a Castelnuovo di Garfagnana e perse, per il ritardo, la nave che da Livorno doveva portarlo ad Alessandria d'Egitto. Agevole fu invece il viaggio della Duchessa Maria Teresa Cibo quando da Massa si recò a Modena per sposare il Duca Ercole Rinaldo ... ma era settembre, il settembre del 1741. Risse e rivolte Risale al 15 agosto 1566 una grande rissa accaduta a S. Andrea Pelago, talmente accanita che vi restarono uccisi Martino Benassi e Pietro di Ghello e parecchi furono i feriti. I responsabili vennero banditi sotto pena di morte e i loro beni confiscati. Siamo invece nel 1619, quando il dott. Geminiano Ronchi, inviato dal Duca d'Este a dirimere una lite di confini tra il comune di S. Andrea Pelago e quello di Groppo, fu dapprima accusato da un certo Andrea Beccarelli di S. Andrea di partigianeria a favore del comune di Groppo e poi contestato duramente dalla popolazione di S. Andrea con clamori e minacce di morte, specialmente da parte di Domenico Benassi, detto Sequilverolo. La reazione del Duca fu pesantissima e il Benassi, catturato di lì a poco, fu impiccato e successivamente squartato sulla piazza di Sestola il 14 febbraio 1622.
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Ultimo aggiornamento: 08-07-07 |
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